Il primo treno a guida autonoma del mondo in Australia

Rio Tinto treno guida autonoma

La Rio Tinto ha inaugurato il primo treno a guida automatica sulla rete di Pilbara, in Australia

Rio Tinto è un colosso dell’industria mineraria australiana, che con gli altri gruppi Vale e Bhp Billiton controlla il 59% del commercio globale di minerali ferrosi per un giro d’affari annuale di 145 miliardi dollari australiani (circa 97 miliardi di euro).

La compagnia, per cercare di soddisfare la fame di materie prime di Cina e India, è da tempo impegnata ad accaparrarsi la manodopera specializzata per il funzionamento delle miniere e dei sistemi di trasporto, manodopera difficile da reperire e che viene pagata a peso d’oro. Si pensi che gli operatori ferroviari che trasportano le materie prime dai luoghi di produzione della Western Australia, nella zona di Pilbara, alle coste per l’imbarco, sono pagati 240 mila dollari australiani l’anno (160 mila euro), praticamente quanto un chirurgo statunitense.

Ecco perché, nell’ottica di ottenere margini migliori in un mercato in cui il prezzo dei materiali ferrosi sta precipitando, Rio Tinto nel 2012 ha investito buona parte dei propri fondi per l’automatizzazione della propria rete ferroviaria, con l’obiettivo di coprire 1.500 chilometri con diecimila vagoni e treni individuali lunghi 2,3 chilometri.

Lo sviluppo è stato rallentato da problemi tecnici a livello software che, rispetto al traguardo del 2015, hanno spostato in avanti la deadline, con conseguenti perdite dovute alla mancata vendita di materiale, fino all’inizio di questa settimana, quando la Rio Tinto ha proclamato che il primo treno a guida autonoma è finalmente operativo.

Il sistema AutoHaul, completamente sviluppato dalla stessa Rio Tinto, è stato inaugurato con un convoglio che ha viaggiato per 100 chilometri senza nessuno a bordo.

I primi treni automatici erano già in uso dall’inizio di quest’anno, e coprivano il 50% delle operazioni ferroviarie della compagnia, ma fino adesso erano stati sempre supervisionati da conducenti a bordo. La loro adozione va ad affiancare quella dei 73 camion robot della giapponese Komatsu, veicoli di trasporto senza conducente che già da qualche anno trasportano materiale nelle miniere della compagnia con un risparmio di circa il 15% rispetto a quelli pilotati.

Queste le parole del CEO della società, Chris Salisbury, rilasciate nella dichiarazione ufficiale delle’evento: “Rio Tinto è orgogliosa di essere leader nella tecnologia autonoma ed innovativa nella costruzione delle miniere del futuro. Sono state pianificate nuove norme per le operazioni del futuro e stiamo aggiornando la nostra forza lavoro per assicurare la loro permanenza nella nostra industria”.

La compagnia ha pianificato di completare la rete di trasporto automatizzato entro la fine del 2018, nel rispetto delle normative regolatorie e di sicurezza australiane e delle relative autorizzazioni. Nei futuri sviluppi tecnologici da adottare, oltre ai già citati camion robot, sono previsti macchinari per la perforazione, l’estrazione e il caricamento dei convogli, completamente automatici. 

L’adozione di queste tecnologie, oltre al risparmio per il pagamento di personale qualificato, garantisce un’operatività senza sosta, con risultati prevedibili e sicuri nel modo di condurre le operazioni, con conseguenti benefici economici per l’impresa.

Si tratta di un know how che sarà un giorno necessario all’umanità in scenari ancora più futuristici, come per esempio l’estrazione sulla Luna di Elio-3, combustibile utilizzabile per la fusione nucleare, o di altri minerali indispensabili reperibili sugli asteroidi o su Marte, come sostentamento per la futura civilizzazione del pianeta.

 

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