DART: come deflettere un asteroide

Progetto DART

La sonda ESA AIM osserva l’impatto di DART su Didymos B – Credit: ESA / Science Office.

Si chiama DART, e sarà la prima missione della NASA a dimostrare la tecnica di impatto cinetico per modificare l’orbita di un asteroide e difendere  il nostro pianeta da un eventuale collisione.

DART sta per Double Asteroid Redirection Test: il progetto è appena uscito dalla fase di sviluppo del concept per entrare in quella di design preliminare e potrebbe diventare la prima missione in grado di dimostrare una tecnica di deflessione asteroidale.

Lindley Johnson, ufficiale dell’ufficio coordinamento per la difesa planetaria, ha rilasciato una dichiarazione al quartier generale della NASA a Washington: “L’approvazione ottenuta per questo step nel progetto DART ci fa avanzare verso la realizzazione di uno storico test con un piccolo asteroide che non rappresenta una minaccia”.

Infatti l’obiettivo della missione è un piccolo asteroide binario chiamato Didymos, costituito da due oggetti orbitanti uno attorno all’altro. Didymos A ha un diametro di 780 metri e Didymos B di 160. DART colpirà Didymos B, grazie al quale potremo osservare gli effetti della deflessione in totale sicurezza.

“Un asteroide binario è il perfetto laboratorio naturale per questo test” ha spiegato Tom Statler, scienziato programmatore per DART alla NASA. “Il fatto che Didymos B sia in orbita attorno a Didymos A rende più facile vedere i risultati dell’impatto e assicura che l’esperimento non modifichi l’orbita della coppia attorno al Sole”.

La sonda del progetto ha le dimensioni di un frigorifero e ci si aspetta che colpisca l’obiettivo ad una velocità di circa 6 chilometri al secondo, modificandone leggermente l’orbita. I cambiamenti osservati permetteranno agli scienziati di capire esattamente gli effetti di questa tecnica.

“Dato che non conosciamo esattamente la struttura interna e la composizione degli asteroidi abbiamo la necessità di provare l’esperimento su un asteroide vero” ha spiegato Andy Cheng del The Jons Hopkins Applied Physics Laboratory di Laurel, nel Maryland. “Con DART possiamo mostrare come sia possibile difendere la Terra dall’impatto di un asteroide colpendo l’oggetto per spostarlo in un percorso differente che non minacci il pianeta”.

Nonostante il potenziale la NASA non ha ancora ricevuto dei fondi allocati nel budget del prossimo anno. Didymos passerà vicino al nostro pianeta nel 2022 e 2024, quindi bisognerà fare del proprio meglio per superare puntualmente tutti gli step di sviluppo successivi.

Il progetto fa parte di un piano più complesso, AIDA, che prevede, con la collaborazione dell’ESA, l’invio di fino a 4 sonde per studiare gli impatti sul medesimo asteroide. Purtroppo anche l’ESA ha subito dei drastici tagli al budget richiesto e questo comporterà una revisione in grado di contenere i costi, per esempio diminuendo il numero di strumenti a bordo.

Per proteggersi dall’impatto di un asteroide non basta semplicemente lanciargli contro una testata nucleare come nei film di Hollywood: la massa di un simile oggetto lanciata ad una tale velocità è inarrestabile. Tuttavia, avendo la fortuna di poter prevedere la collisione con qualche anno di anticipo, potrebbe essere possibile deviare di un infinitesimo la traiettoria in modo che nel corso del tempo e su più orbite quella minima variazione aumenti fino ad evitare del tutto il nostro pianeta.

Per produrre questo minimo spostamento iniziale sono state immaginate sonde, come quella del progetto DART, in grado di impattare con violenza sull’asteroide che rappresenta un pericolo, e addirittura soluzioni che, colorando di bianco la superficie dell’asteroide stesso, sfruttino la spinta radiativa del sole che sul bianco sarebbe più forte, permettendone una deviazione nel corso di una ventina d’anni.

Il limite come si può bene immaginare è con quanto anticipo un potenziale pericolo asteroidale verrà individuato, considerato che alcuni degli oggetti che di recente hanno sfiorato (in termini astronomici) la Terra sono stati scoperti solo pochi giorni prima. Ecco perché è importante, oltre al test di queste tecnologie, creare un network di telescopi come quello che sta approntando l’Europa, che dovrebbe quantomeno prevedere anticipatamente l’arrivo di oggetti dallo spazio e permettere l’evacuazione delle aree interessate qualora non fossero troppo grandi.

E’ per sensibilizzare sull’argomento che è stato istituito l’Asteroid Day, tenutosi proprio venerdì scorso, iniziativa che coinvolge annualmente decine di scienziati, astronauti e celebrità con la collaborazione delle agenzie spaziale Esa, Nasa e Jaxa.

 

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