Cos’è un pianeta? Una nuova definizione potrebbe aiutare a chiarire il dilemma

La definizione ufficiale di cosa sia un pianeta rimane controversa. Quando nel 2006 l’Unione Astronomica Internazionale (UAI) ha cambiato la propria definizione ufficiale, specificando che un pianeta deve essere un oggetto sferico in orbita attorno ad una stella e che deve aver pulito la propria orbita da detriti, la retrocessione di Plutone allo stato di pianeta nano, giustificata dalla presenza di altri corpi nelle dirette vicinanze, ha causato un tumulto.

Mentre questa definizione può risultare applicabile all’interno del nostro sistema solare, dove i corpi celesti sono abbastanza vicini da poter essere studiati con la precisione necessaria e le relative orbite osservate, è fondamentalmente inutile per gli esopianeti, la maggior parte dei quali è troppo distante per poter verificare se abbiano pulito la propria orbita. Per ovviare a questo aspetto, un ricercatore, Jean-Luc Margot dell’Università della California, Los Angeles, ha messo a punto una formula che può rispondere a questa esigenza semplicemente conoscendo la massa di un corpo, il suo periodo orbitale e la massa della stella orbitata, dati ottenibili per quasi tutti gli esopianeti.

“Non si avrà più bisogno del teletrasporto per decidere se un oggetto appena scoperto è un pianeta,” Margot ha dichiarato. Il suo paper verrà pubblicato sull’Astronomical Journal, ma un’anteprima è già disponibile per consultazione sul sito della Cornell University Library (la formula può essere trovata nella terza sezione). Margot ha presentato la propria ricerca la scorsa settimana, nel Maryland, all’incontro annuale della divisione per le scienze planetarie dell’American Astronomical Society.

Inserendo le informazioni su orbita e massa nella formula, è possibile calcolare se un corpo è stato in grado di pulire la propria orbita entro un determinato periodo di tempo, come ad esempio il tempo di vita della stella orbitata. Solo un corpo che avrà pulito tutti i detriti entro una distanza pari a cinque volte la propria sfera gravitazionale di influenza, nota come “zona di alimentazione” (feeding zone in inglese) o raggio di Hill, viene considerato un pianeta da Margot.

“Nello spirito della risoluzione della UAI, suggeriamo che un corpo che sia in grado di pulire la propria orbita entro un intervallo di tempo ben determinato sia considerato un pianeta,” scrive Margot nella dissertazione.

Per il nostro Sistema Solare questo genera un confine molto definito tra gli otto pianeti maggiori e i pianeti nani e, secondo Margot, allo stesso tempo il metodo di classificazione potrebbe funzionare per il 99% di tutti gli esopianeti noti. Una condizione necessaria viene inoltre identificata, come estremo superiore, nel limite di 13 masse gioviane, ovvero la massa limite per la fusione termonucleare del deuterio, che renderebbe un corpo celeste identificabile come stella.

Nell’immagine, la formula di Margot (2015), applicata al nostro Sistema Solare, identifica chiaramente gli otto pianeti.

“La differenza tra pianeti e non pianeti è impressionante,” aggiunge Margot nella dichiarazione. “La netta distinzione suggerisce che ci sia una fondamentale differenza nel modo in cui si sono formati questi corpi, e il semplice atto di classificarli rivela qualcosa di profondo sulla natura dell’universo”

Di conseguenza, ne deriva la precisazione: un corpo è un pianeta quando è in orbita attorno ad una o più stelle, domina la propria orbita in accordo con la formula e ha una massa inferiore a 13 masse gioviane. Non c’è la necessità di richiedere che l’oggetto sia sferico, come emerge dalla dichiarazione originale della UAI, perché oggetti in grado di pulire la propria orbita saranno quasi certamente sferici.

Sfortunatamente per i fan di Plutone, e nonostante le meravigliose immagini che di recente ne hanno dimostrato la bellezza e complessità, la nuova definizione non porterebbe ad alcuna promozione.

Non vi sono però ancora indicazioni sul fatto che la UAI prenderà o meno in considerazione l’uso di questa nuova classificazione, anche se è stata chiesta una dichiarazione in merito. Considerato che la prossima assemblea della UAI, nel corso delle quali vengono prese decisioni come questa, non si terrà prima del 2018, non sembra comunque opportuno trattenere il fiato nell’attesa.

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