Continua l’osservazione di un buco nero nell’atto di assorbire una stella

C’è un buco nero super massivo (SMBH) al centro della maggioranza delle galassie. Alcuni di loro sono estremamente attivi, inghiottendo materiale ed emettendo getti molto potenti, altri vivono una vita tranquilla, come Sagittarius A, il buco nero massivo al centro della Via Lattea.

 
Meno di un mese fa è stata riportata la prima osservazione del bagliore dovuto all’assorbimento di una stella da parte di un SMBH, e un gruppo di astronomi della John Hopkins University è quindi stato in grado di seguire l’evoluzione di quell’evento nel dettaglio. La nuova ricerca conferma un precedente studio e si concentra su quanto siano comuni i getti derivanti dalla distruzione di una stella ad opera delle forze mareali. Ci si aspetta che questi siano prodotti ogni volta che una stella si avvicini troppo ad un buco nero e sia fatta a pezzi dalla sua gravità.
 
L’evento osservato, chiamato ASASSN-14li, è stato seguito da differenti telescopi con lo scopo di definire in che modo i getti dovuti alla distruzione mareale siano causati dai buchi neri nelle fasi di assorbimento delle stelle. Il materiale stellare è risucchiato verso il buco nero, che quindi produce i getti. In base allo studio, pubblicato su Science, questi getti dovrebbero essere emessi sia dai buchi neri super massivi che da quelli di dimensione stellare, e la ragione per cui non siamo ancora riusciti ad osservarli nei buchi neri della nostra galassia sembra essere solo l’insufficiente sensibilità degli attuali strumenti.
 
“Questi eventi sono estremamente rari,” ha dichiarato Sjoert van Velzen, primo firmatario dello studio “è la prima volta che siamo in grado di osservare le diverse fasi che vanno dalla distruzione della stella, seguita dal lancio di emissioni coniche, anche chiamati getti, che si allungano nello spazio nell’arco di diversi mesi”.
 
I getti possono essere formati anche da una massa vorticosa di materiale attorno ai buchi neri (chiamata disco di accrescimento), quindi i ricercatori si sono dovuti accertare che l’evento fosse effettivamente causato da una stella distrutta dal SMBH.
 
“Il processo di distruzione di una stella da parte di un buco nero è decisamente complicato, e lontano dall’essere compreso,” ha aggiunto van Velzen. “Dalle nostre osservazioni, abbiamo imparato che i fiotti di detriti stellari formano un getto abbastanza rapidamente, il che costituisce informazioni di grande valore per la costruzione di una teoria completa in grado di spiegare tali eventi”.
 
Il gruppo di van Velzen alla John Hopkins non era l’unico a cercare segnali radio da ASASSN-14li. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Harvard ha fatto osservazioni indipendenti usando dei radio telescopi nel Nuovo Messico. Il gruppo di van Velzen ha incontrato l’altro team ad un incontro di lavoro a Gerusalemme all’inizio di questo mese. È stata la prima occasione per i due gruppi di incontrarsi faccia a faccia, anche se hanno lavorato sullo stesso oggetto per tutto lo scorso anno.
 
“L’incontro è stato l’occasione per un intenso ancorché produttivo scambio di idee su questa sorgente,” van Velzen ha affermato “Andiamo ancora molto d’accordo; sono anche andato a fare un’escursione vicino al Mar Morto con il leader del gruppo concorrente”.
 
In questi casi si può scommettere che lo spirito di competizione avrà probabilmente la meglio sulla neonata collaborazione. L’importante nella scienza, comunque, è arrivare alla risposta.

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