100 milioni di dollari per la ricerca di vita intelligente nell’universo

Siamo soli nell’universo? Considerato che crediamo ci siano miliardi di pianeti simili alla Terra disseminati per la nostra galassia, la Via Lattea, sembrerebbe improbabile. Ma gli scienziati hanno cercato segni di vita extraterrestre per intere decadi, senza risultato. Non dobbiamo fermarci qui. Dopotutto, come ci ricorda l’astronomo Jill Tarter, se immergi un bicchiere nel mare e ne tiri fuori soltanto acqua, significa forse che non ci sia del pesce nel mare?

E’ ora di impegnarsi più seriamente e gli scienziati lo stanno giusto facendo. Ieri, alla Royal Society di Londra, la Breakthrough Initiatives ha annunciato uno sforzo internazionale di 10 anni per svelare il mistero della vita intelligente nell’universo. Insieme a Stephen Hawking, Martin Rees, Frank Drake, Geoff Marcy and Ann Druyan, il miliardario russo Yuri Milner ha annunciato euforicamente lo stanziamento di 100 milioni di dollari per la più grande e comprensiva ricerca per la vita intelligente al di fuori del nostro Sistema Solare.

“In un universo infinito ci devono essere altre occorrenze di vita” – ha detto Hawking all’evento – “E’ il momento di impegnarsi per trovare la risposta. Per la ricerca di vita al di là Terra. Siamo vivi. Siamo intelligenti. Dobbiamo sapere”.

Il progetto sarà diviso in due parti, la prima delle quali viene chiamata Breakthrough Listen. Utilizzando due dei più potenti radiotelescopi del mondo, il Green Bank Telescope e il Parkes Telescope, gli scienziati sorveglieranno il cielo a caccia di onde elettromagnetiche, con la speranza di identificarne una che sia il risultato di una civilizzazione avanzata. Questa sarà condotta in combinazione con una ricerca approfondita di trasmissioni al laser ottico con il California’s Lick Telescope.

“L’universo è pieno zeppo, se volete, degli ingredienti biologici” – ha detto Geoff Marcy, un astronomo che è anche il cacciatore di pianeti più di successo della storia – “Chi tra noi può dubitare che una basilare forma di vita unicellulare non sia comune nell’universo?” Una più difficile domanda, spiega, è quanto comunemente la semplice vita si sviluppa, presumibilmente per evoluzione Darwiniana, in una forma intelligente.

E se vogliamo aumentare le possibilità di trovare delle civiltà così evolute, abbiamo bisogno di fare la scansione di una parte sufficiente dell’universo attorno a noi. Nella nostra stessa galassia, i telescopi scorreranno il milione di stelle più vicine alla terra, il centro della Via Lattea e il suo piano galattico. Oltre a questo, gli scienziati origlieranno le 100 galassie più vicine alla nostra, il tutto coprendo un’area 10 volte più grande delle precedenti ricerche.

Ma non si tratta solo di coprire una grande area. Non abbiamo idea di quali frequenze queste civiltà possano trasmettere, perciò dobbiamo cercarle tutte, ha spiegato Marcy. E si tratta di 10 miliardi di frequenze, contemporaneamente.

“In effetti ascolteremo… Un pianoforte cosmico ogni volta che punteremo i radiotelescopi, un pianoforte non con 88 tasti ma con miliardi di tasti.”

Questo genererà una quantità di dati incalcolabile. Come potrà un piccolo team di scienziati setacciarlo tutto? Un passo avanti verso il pubblico e il fantastico mondo dei social media. Tutti i dati raccolti saranno aperti e disponibili gratuitamente e, dopo aver sviluppato un potente software per la gestione di questa pesca a strascico, gli scienziati e qualsiasi cittadino potranno unire le loro teste e i loro computer per analizzare queste orde di misurazioni.

Non possiamo sapere che cosa troveremo, se troveremo qualcosa, ma tutto ciò è eccitante. “Darà sicuramente dei frutti. L’astronomia sperimentale vale sempre la pena” – ha detto Hawking. Ma anche se infruttuosa, ha aggiunto, questo non proverà che siamo soli, restringerà semplicemente le nostre possibilità.

E questo porta ad un altro punto importante, sollevato da Frank Drake, pioniere della ricerca per la vita extraterrestre e sviluppatore della famosa equazione di Drake: Sappiamo pochissimo di quanto una civiltà rimanga rilevabile. “Noi siamo stati rilevabili per 100 anni” – ha spiegato – “Potremmo essere difficili da trovare”. Perciò se non ne sappiamo abbastanza sulla longevità non possiamo usare la nostra civiltà come esempio.

Pensieri negativi a parte, cosa faremo se troviamo un segnale che possa essere indicativo di vita intelligente? E’ qui che interviene la seconda parte del progetto: Breakthrough Message. Si tratta di una competizione globale per creare messaggi digitali che rappresentino l’umanità e il nostro pianeta. I premi in palio sono per un totale di 1 milione di dollari.

Come spiega Ann Druyan, direttore creativo dell’Interstellar Message, l’idea è di incoraggiare la gente attorno al mondo a pensare insieme e concludere se sia saggio inviare questo messaggio. E cosa specificamente vogliamo trasmettere? Mostriamo il meglio di noi o quello che siamo veramente? Milner si affretta ad aggiungere che non ci sono impegni a spedire messaggi: c’è bisogno di discuterne i risvolti etici e filosofici del comunicare con la vita intelligente.

Hawking ha espresso le sue preoccupazioni in materia: “Non sappiamo nulla degli alieni, ma sappiamo come sono gli umani”. Sebbene Lord Rees non abbia condiviso la sua apprensione, ha detto: “Non dobbiamo immaginarci un’intelligenza come la nostra”.

Se volete essere coinvolti in questa sfida, aiutando ad analizzare l’immensa quantità di dati o condividendo le vostre idee sul tipo di messaggi che potremmo potenzialmente spedire, i dettagli verranno comunicati più avanti. Per il momento è bello fermarsi a riflettere sulle parole di Drake: “In questo momento ci potrebbero essere messaggi che provengono dalle stelle e che passano attraverso la stanza, attraverso tutti noi. E questo mi provoca un brivido lungo la schiena. La ricerca della vita intelligente è una grande avventura”.

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