11 miliardi di abitanti entro il 2100

Nel prossimo secolo ci sarà abbastanza posto per tutti sulla Terra?

Di primo acchito la domanda potrebbe suonare un pò strana ma, considerato l’inarrestabile incremento della popolazione mondiale, è proprio questo lo scenario che si prospetta per il 2100.

Se l’attuale tasso di crescita demografica non si abbasserà sensibilmente, entro il 2100 ci saranno circa 4 miliardi di persone in più in giro per il pianeta.

Sulla base di recenti modelli statistici, che hanno tenuto conto dell’andamento storico della crescita demografica, nel 2050 la popolazione mondiale passerà dagli attuali 7,3 miliardi di persone ad un totale di 9,7 miliardi. In maniera ancora più impressionante, se il tasso di fertilità non accennerà a diminuire, entro la fine del nostro secolo questo valore continuerà a crescere fino a raggiungere gli 11,2 miliardi: si tratta in realtà di un valore medio, dal momento che le stime parlano di un range compreso tra 9,5 e 13,3 miliardi di persone entro il 2100. Sono soprattutto le regioni dell’Africa sub-Sahariana ad incidere in maniera significativa sull’incremento demografico.

Questi risultati allarmanti sono stati resi noti da John R. Wilmoth, direttore della United Nations Population Division, in occasione dei Joint Statistical Meetings tenutisi quest’anno a Seattle.

Sebbene forniscano solo delle previsioni, questi dati statistici sono comunque di estrema rilevanza per gli uomini politici, che dovrebbero tenerne seriamente conto nei loro piani di governo per il futuro: ciò affinché le nazioni siano preparate a fronteggiare al meglio il sensibile aumento dei loro cittadini, a cui dovranno garantire ospitalità e sostentamento adeguati.

Solo per fare un esempio, il modello statistico prevede che negli Stati Uniti ci saranno 1,5 milioni di persone in più ogni anno fino alla fine del nostro secolo. Entro il 2100, la popolazione statunitense sarà aumentata di un terzo, passando da 322 a 450 milioni di cittadini.

Molto probabilmente saranno le politiche che riguardano l’energia, la salute, il lavoro e le pensioni a richiedere i maggiori sconvolgimenti. Si prevede che anche problemi come l’inquinamento e il crimine diventeranno molto più difficili da gestire.

Dal canto loro, i Paesi in via di sviluppo – come la Cina, il Brasile e l’India – si troveranno con ogni probabilità a dover affrontare alcuni dei più drammatici cambiamenti sociali. Attualmente la loro popolazione è composta principalmente da giovani ma, quando questi invecchieranno e di conseguenza aumenterà la concentrazione di anziani, viene da chiedersi se questi Paesi saranno in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze di una popolazione sempre più longeva.

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