Il futuro dei replicanti

Replicanti

Ci sarà un futuro per i replicanti?

« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi,
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire. »

Chi non ricorda il monologo del replicante Roy Batty in punto di morte nel film di fantascienza Blade Runner, interpretato da un bravissimo Rutger Hauer? Era il 1982 e nel mondo della fantascienza cinematografica veniva introdotto il concetto di un essere artificiale che non era fatto di metallo come gli androidi o in parte organico e in parte meccanico come i cyborg: i replicanti erano esseri viventi con la peculiarità di avere cellule prodotte artificialmente.

Cromosomi artificiali

Di recente un team di ricerca internazionale, Sc2.0 Consortium, aveva annunciato di essere in grado di replicare sinteticamente un intero cromosoma del lievito Saccharomyces cerevisiae, che è costituito da eucarioti monocellulari. Ora lo stesso team ha pubblicato su Science una serie di documenti in cui riportano di aver sintetizzato ben 6 cromosomi dei 16 totali che costituiscono questo organismo.

Da quanto dichiarato sembra che saranno in grado di replicare l’intero corredo genetico del lievito entro la fine di quest’anno, raggiungendo l’obiettivo del progetto Sc2.0, che è di completare la sintesi del genoma arbitrariamente modificato per un modello da usare per lo studio sistematico dei cromosomi degli eucarioti.

Il design dei cromosomi viene effettuato tramite un software opensource, BioStudio, la cui peculiarità è quella di permettere ai diversi team distribuiti in tutto il mondo  di lavorare in coordinazione nello sviluppo e distribuendo l’impegno nella realizzazione, tramite un sistema di versioning che tiene traccia delle modifiche effettuate. I singoli cromosomi vengono poi riuniti nello stesso corredo tramite incrocio con endoreduplicazione.

Questo ci permetterà di capire come disegnare le cellule da zero, riprogrammandole per molte applicazioni”.

Il Saccharomyces cerevisiae è uno dei lieviti alimentari più importanti nell’alimentazione umana ed è responsabile del tipo più comune di fermentazione alcolica nel vino e nella birra. La sua diffusione l’ha reso il modello primo per lo studio dei microrganismi eucarioti in biologia cellulare e molecolare.

Ovviamente siamo molto lontani dalla generazione di esseri replicanti, tuttavia questo tipo di studi sui microrganismi permetterà l’applicazione di modifiche a livello genetico testandone in maniera accurata le funzionalità, garantendo la robustezza dell’impianto e la sua scalabilità. Come riporta il vice presidente di DNA technologies at Synthetic Genomics: “Questo ci permetterà di capire come disegnare le cellule da zero, riprogrammandole per molte applicazioni”.

Come sempre non mancano i detrattori di questi studi, principalmente sostenitori della bioetica e ambientalisti, preoccupati che queste “molte applicazioni” possano avere risvolti in qualche modo negativi e convinti che l’introduzione di organismi sintetici nell’ambiente sia paragonabile a quella delle specie invasive, producendo impatti non calcolabili.

Applicazioni future

Questo tipo di studi getterà le basi per cure mirate in grado di debellare malattie per cui siamo predisposti e garantendo una più alta aspettativa di vita e di qualità della stessa.

L’evoluzione della sintesi organica sarà un giorno fondamentale anche nella produzione di sostanze difficilmente reperibili come il sangue e gli emoderivati. Inoltre permetterebbe di controllare la corretta produzione senza effetti collaterali di alimenti creati in laboratorio, come la tanto discussa carne artificiale o carne in vitro, ovvero quella prodotta in uno stabilimento industriale senza l’uccisione di animali, tecnologia sicuramente discutibile ma che potrebbe diventare indispensabile in un mondo sovrappopolato o nell’esplorazione spaziale.

Come ogni tecnologia recente l’uso che può esserne fatto, anche a fin di bene, può scontrarsi con problemi etici di diversa misura. Di certo prese di posizione come quelle di movimenti come il Transumanesimo, fenomeno culturale che sostiene l’uso di scienza e tecnologia per migliorare la condizione umana sottraendola a malattie e invecchiamento, possono essere considerate, nelle loro espressioni più estreme, addirittura pericolose per l’umanità. Questo quando oltre a rendere l’essere umano meno soggetto alla caducità si spingono ad immaginare esseri futuri che di umano avranno ben poco, una volta stravolti geneticamente.

Forse non arriveremo ad un futuro cyberpunk come quello di Blade Runner, e magari non ci saranno replicanti assassini o esseri mutati a cui la fantascienza ci ha abituato, ma l’uomo sarà in grado di decidere della propria evoluzione e i nuovi esseri umani saranno sicuramente creature interessanti, diverse da noi e vivranno in un mondo in cui anche la natura sarà controllabile. 

 

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