Sempre più vicini a scoprire l’elisir di lunga vita!

Alla ricerca della longevità

Quali sono i meccanismi alla base della giovinezza?

Quanto turbamento ci assale al comparire dei primi segni del tempo: le prime rughe che solcano il viso, i primi capelli che si tingono di grigio argento o di bianco candido, per poi andare incontro, lentamente ed inesorabilmente, a cambiamenti sempre più profondi ed evidenti nel corpo e nella mente, che finiscono per non assisterci più con la stessa forza, lo stesso vigore, la stessa reattività di una volta. E così, con il trascorrere del tempo, prendiamo amaramente coscienza che la perdita della giovinezza ci sta pian piano conducendo alla perdita della vita.

Paura di invecchiare, paura di morire: angosciose sensazioni che hanno sempre assillato l’uomo, sin dagli albori della sua storia, e che ancora oggi lo divorano nel profondo; paure grandi ed ancestrali che hanno perpetuato nel tempo l’affannosa ricerca di un qualcosa che potesse donare l’immortalità e l’eterna giovinezza. E così la ricerca irrazionale di fantomatiche “fonti dell’eterna giovinezza” o “elisir di lunga vita”, che ha caratterizzato le epoche piu remote, ha lasciato il posto, in tempi più moderni, alla ricerca scientifica che, dall’alto della sua razionalità, ha sempre cercato non solo di comprendere quali sono i meccanismi alla base della giovinezza, ma anche di individuare una metodologia in grado, se non di rendere eternamente giovani o immortali, per lo meno di ritardare il più possibile gli effetti del tempo, allungando così la durata della vita.

Negli ultimi anni sono stati compiuti notevoli passi in avanti in questa direzione e una delle scoperte più promettenti riguarda il ruolo chiave svolto dalla senescenza cellulare nel processo di invecchiamento.

Una cellula diventa “senescente” quando perde la capacità di dividersi e, quindi, di proliferare. La senescenza cellulare svolge delle funzioni fisiologiche fondamentali: ad esempio, è in grado di garantire il corretto sviluppo di alcuni organi e, soprattutto, protegge dalla proliferazione incontrollata propria delle cellule tumorali. Tuttavia, la senescenza comporta anche degli effetti negativi: innanzitutto, come già accennato, essa rappresenta una delle cause principali dell’invecchiamento; in secondo luogo, se da un lato agisce come un importante meccanismo anti-cancro, dall’altro, paradossalmente, può anche giocare il ruolo inverso, ovvero quello di favorire lo sviluppo dei tumori. Infatti, con l’avanzare dell’età, si verifica un incremento della concentrazione di cellule senescenti in alcuni tessuti ed organi; ciò non solo può alterare e compromettere le funzioni di questi ultimi, ma può anche condurre alla tumorogenesi. In più, le cellule senescenti rilasciano continuamente delle proteine segnalatrici denominate SASP (Senescent Associated Secreted Proteins) che, oltre ad influenzare il comportamento delle cellule vicine, possono anche stimolare lo sviluppo delle cellule cancerogene, in quanto queste ultime percepirebbero le SASP come fattori di crescita.

La senescenza cellulare può essere causata da diversi fattori, primo tra tutti il progressivo accorciamento dei telomeri che si verifica ad ogni divisione cellulare.
I telomeri rappresentano la regione terminale dei cromosomi e sono composti da sequenze di DNA altamente ripetuto. Quando una cellula si divide per generare nuove cellule, il suo materiale genetico, ovvero il DNA, viene replicato, in modo che ciascuna delle nuove cellule figlie sia dotata degli stessi geni della cellula madre. Tuttavia, per ragioni intrinseche al meccanismo di replicazione stesso, il DNA terminale dei cromosomi non viene completamente replicato, per cui ad ogni ciclo di replicazione i telomeri vanno incontro ad un progressivo accorciamento. Quando la lunghezza dei telomeri scende sotto una soglia critica, definita “Hayflick Limit“, che si crede essere tra le 50 e le 70 divisioni cellulari, le cellule diventano senescenti e la divisione cellulare si arresta. Nella specie umana, questo processo di accorciamento dei telomeri si verifica soltanto nelle cellule somatiche (che rappresentano la maggior parte delle cellule del nostro corpo) in quanto in esse non è attiva la telomerasi, ovvero quell’enzima in grado di “riallungare” i telomeri aggiungendo sequenze ripetitive di DNA nelle regioni terminali dei cromosomi. Le uniche cellule in cui la telomerasi risulta invece attiva sono le cellule germinali e le cellule staminali.

Il ruolo cruciale esercitato dall’accorciamento dei telomeri nel causare la senescenza cellulare, e quindi l’invecchiamento, ha portato i ricercatori ad ipotizzare che la riattivazione della telomerasi nelle cellule somatiche possa favorire il rallentamento o addirittura la reversione del processo di invecchiamento. Questa ipotesi è stata confermata da diversi studi condotti negli ultimi anni su topi di laboratorio, suggerendo così che quella della telomerasi potrebbe essere la pista giusta da seguire nella lotta all’invecchiamento. Ma, purtroppo, c’è sempre il rovescio della medaglia: questo enzima, infatti, sembra essere coinvolto anche nella tumorogenesi, dal momento che nelle cellule tumorali esso verrebbe riattivato, consentendo così la crescita illimitata delle cellule “killer”. Dunque la vera sfida della ricerca sarebbe quella di riuscire in qualche modo a “controllare” la telomerasi, attivandola nelle cellule senescenti per “ringiovanirle” e spegnendola invece nelle cellule tumorali per bloccarne la proliferazione.

Uno degli ultimi studi sulla longevità, pubblicato il mese scorso sulla rivista “Nature” e condotto da un team di ricercatori della Mayo Clinic, negli Stati Uniti, si è focalizzato su una diversa metodologia anti-età, basata non sulla telomerasi bensì sull’eliminazione delle cellule senescenti. Partendo dalla constatazione che questo tipo di cellule è caratterizzato dall’espressione di una particolare proteina, la p16INK4a, codificata dal gene CDKN2A, Darren J. Baker e collaboratori hanno utilizzato un composto, chiamato AP20187, in grado di bersagliarle e di distruggerle. Il trattamento è stato somministrato ad un gruppo di topi con una frequenza di due volte alla settimana, a partire da un anno di età, il che rappresenta approssimativamente il “punto medio” della loro vita, dopo il quale le cellule senescenti tendono ad aumentare. Sorprendentemente, si è riscontrato che questi topi vivevano dal 17 al 35% più a lungo rispetto al gruppo di controllo, che invece non aveva ricevuto il trattamento, suggerendo così che la rimozione delle cellule senescenti può ridurre il processo di invecchiamento. Lo stato di salute dei topi “trattati” si è rivelato di gran lunga migliore rispetto a quello dei topi di controllo, e questo attraverso molteplici indici. Per esempio, esaminando il cuore dei roditori, i ricercatori hanno notato che nei topi di controllo, giunti ai 18 mesi di età, la massa dei ventricoli si era ridotta, mentre i topi a cui erano state eliminate le cellule senescenti non erano stati colpiti da questo disturbo cardiaco. Altri problemi di salute correlati all’età, come la riduzione del tessuto adiposo, lo sviluppo di tumori, la cataratta o le disfunzioni renali, sono comparsi molto più tardi nei topi cui era stato somministrato il trattamento rispetto a quelli che non lo avevano ricevuto.

Lo studio ha dunque dimostrato che le cellule senescenti favoriscono l’insorgenza di diversi disturbi correlati all’età, esercitando quindi un impatto negativo sulla durata della vita.

Sebbene ci sia ancora molto lavoro da fare prima che questa tecnica possa essere applicata anche agli esseri umani, questi risultati dimostrano che un trattamento basato sull’eliminazione delle cellule senescenti potrebbe risultare particolarmente efficace nell’incrementare la durata della vita, intesa non solo come “una vita più lunga” ma come “una vita più lunga in buona salute”.

E magari chissà, dopo secoli e secoli di incessante ricerca, potremmo davvero essere ad un passo dallo scoprire l'”elisir di lunga vita”… Sarebbe una conquista straordinaria perché, si sa, con tutto quello che c’è da fare, da vedere, da scoprire in questo mondo, di vivere non se ne ha mai abbastanza.

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