Messa a punto una gamba artificiale che restituirebbe la sensibilità agli amputati

Recentemente alcuni ricercatori hanno messo a punto una gamba protesica che non solo sarebbe in grado di simulare alcune delle sensazioni che vengono normalmente percepite attraverso il piede, ma aiuterebbe anche ad alleviare il cosiddetto “dolore da arto fantasma” accusato da molti amputati.

La paternità di questa gamba artificiale si deve ad uno scienziato austriaco, il Professor Hubert Egger dell’Università di Linz, che già cinque anni fa conquistò le prime pagine dei giornali per aver realizzato un braccio protesico controllato dalla mente.
Sebbene ci vorrà ancora del tempo prima che la sua ultima invenzione venga completata e sia dunque finalmente destinata al largo utilizzo, negli ultimi sei mesi un amputato ha avuto il privilegio di testare per primo, sotto la supervisione di Egger, questa protesi innovativa.
Wolfgang Rangger, questo il nome del paziente, ha condiviso con i media il suo entusiasmo per quanto questa gamba è riuscita a fare per lui, dichiarando all’agenzia di stampa francese ATP: “Mi sento come se stessi vivendo una seconda vita, come se fossi rinato. Mi sembra di avere di nuovo il piede. Non scivolo più sul ghiaccio e sono in grado di distinguere se sto camminando sulla ghiaia, sul cemento, sull’erba o sulla sabbia. Riesco persino a percepire piccoli sassi!”

Se da una parte sono stati compiuti straordinari progressi nel campo degli arti artificiali, come le braccia robotiche stampate in 3D o le protesi controllate dal pensiero, dall’altra però queste tecnologie, sfortunatamente, non sono state finora in grado di ripristinare le sensazioni che si perdono in seguito all’amputazione di un arto. Per ovviare a questo problema Egger ha sviluppato un processo a due fasi.

Nella prima fase è stato necessario intervenire chirurgicamente per “ricablare” i nervi dell’amputato, collegando le terminazioni recise, quelle che un tempo innervavano il piede ormai mancante, ad una parte del tessuto sano, appena al di sotto della superficie cutanea. Nella fase successiva la suola del piede artificiale è stata munita di un insieme di sensori, a loro volta collegati ad alcuni stimolatori a diretto contatto con le terminazioni nervose del moncone. In questo modo, ogni volta che viene compiuto un passo, le informazioni raccolte dai sensori vengono trasmesse direttamente al cervello.

Come ha spiegato Egger all’AFP: “In un piede sano questa funzione è assolta dai recettori della pelle che però, come è ovvio, qui sono assenti. Tuttavia i conduttori delle informazioni, ovvero i nervi, sono ancora presenti, semplicemente non vengono più stimolati”. Ha poi aggiunto che, nella sua gamba artificiale: “I sensori comunicano al cervello che un piede c’è, esiste, e colui che lo indossa ha l’impressione che questo si muova sulla terra quando cammina. Considerato tutto e alla luce dei risultati ottenuti, questa procedura si rivela davvero molto semplice”.

Come già precedentemente accennato, questa protesi innovativa aiuterebbe anche a ridurre il “dolore da arto fantasma” di cui soffrono molti amputati. Tale sindrome consiste nella sensazione anomala di persistenza di un arto in seguito alla sua amputazione (da qui, appunto, il nome di “arto fantasma”): i pazienti affetti da questa patologia continuerebbero ad avvertirne la posizione, sperimenterebbero sensazioni tattili, dolori continui e debilitanti, talvolta addirittura movimenti, a livello dell’arto amputato, come se questo fosse ancora presente. Si ipotizza che questo fenomeno sia dovuto, almeno in parte, al tentativo del cervello di adattarsi alla perdita di input provenienti dall’arto mancante generando segnali di diversa natura, come quelli poc’anzi descritti. Con la gamba artificiale di Egger, invece, il cervello non avrebbe più bisogno di mettere in atto un siffatto meccanismo compensativo, dato che può nuovamente ricevere segnali sensoriali dall’arto amputato: ciò determinerebbe, per l’appunto, una notevole riduzione del dolore.

Un ulteriore aspetto positivo è che la procedura chirurgica comporta davvero pochi rischi. Come spiega Egger: “L’unico rischio è che i nervi non si riconnettano adeguatamente e, di conseguenza, le sensazioni non possano ricomparire”.

Sebbene al momento il costo di questa gamba artificiale si aggiri intorno agli 11.000 dollari, come accade con tutte le nuove tecnologie questo prezzo è destinato ad abbassarsi nel corso del tempo, man mano che vengono compiuti ulteriori progressi. In definitiva, Egger spera che questo progetto possa migliorare la vita delle persone che vivono nel Sud del Mondo tanto quanto quella di coloro che popolano le nazioni più sviluppate.

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