Macchina interpreta il dolore dalle micro espressioni facciali

Espressioni facciali

Un nuovo algoritmo permette di interpretare le espressioni facciali di dolore

L’interpretazione delle micro espressioni facciali è solitamente appannaggio di prestigiatori, sedicenti indovini, giocatori di poker, investigatori, venditori e psicologi ed è una strategia volta principalmente a cercare di carpire il pensiero di chi è di fronte per trarne un vantaggio.

Da oggi questa tecnica può venire utilizzata da un software per riuscire a determinare il grado di sofferenza di un individuo, in modo da potergli fornire le cure più adatte, al di là di quelli che sono gli effettivi feedback ottenuti.

Alla base di tutto è stato sviluppato un algoritmo che, proprio grazie all’interpretazione delle micro espressioni facciali, è in grado di determinare quale sia l’effettivo grado di sofferenza del paziente.

Essere capaci di valutare il vero livello di dolore dell’assistito garantisce ai pazienti che ne hanno l’effettivo bisogno di ottenere i giusti quantitativi di antidolorofico, ma anche di identificare i soggetti più a rischio dipendenza che ne vorrebbero illecitamente di più e potrebbero sviluppare comportamenti di tipo aggressivo. Un medico in grado di sapere quale paziente ha veramente bisogno di un medicinale avrebbe meno problemi nel decidere che terapia assegnare.

I ricercatori del MIT hanno esercitato l’algoritmo, battezzato DeepFaceLIFT, alimentandolo con dei video di persone affette da dolore alle spalle che sussultavano e producevano smorfie in seguito ad una serie di movimenti. Alla fine di ogni sequenza il paziente doveva valutare il proprio livello di dolore. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Machine Learning Research.

Non è la prima volta che l’intelligenza artificiale viene utilizzata per identificare le espressioni di dolore, ma i risultati, che si basano principalmente sull’individuazione dei movimenti attorno al naso e alla bocca, sono stati personalizzati per la prima volta in base all’età, al sesso e al tipo di pelle. Secondo i ricercatori tener conto di questi fattori permette di ottenere dei risultati molto più precisi.

Il limite di questa tecnologia, per il momento, è legato alla capacità di visione in condizioni ambientali differenti. I soggetti visualizzati nei test erano ben illuminati e in ottime condizioni di luce, che nel mondo reale potrebbero non essere così accurate.

Ci sono inoltre differenze legate al modo in cui le persone stesse manifestano il dolore, sulla base dell’esperienza personale e culturale, nonché la lunghezza del periodo di tempo da cui sono affette dal dolore stesso.

L’intelligenza artificiale però impara dall’esperienza, quindi i ricercatori continueranno ad allenare il software per riuscire a perfezionarlo sempre più, permettendo lo sviluppo di sistemi che, combinati con altri apparati sensoriali, saranno sempre più in grado di perfezionare le diagnosi e rendere più efficace la cura dei pazienti, andando nella direzione della personalizzazione delle cure mediche.

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