La vitamina D contro il declino cognitivo

Con l’arrivo dell’autunno i magazine e i siti che ospitano rubriche dedicate alla salute cominciano a consigliare, tra le altre cose, di fare scorta di vitamina D, in maniera più o meno naturale. Un tempo questo gruppo di ormoni era considerato importante solo per combattere le patologie ossee, oggigiorno è riconosciuto come uno dei principali fattori della salute umana. E’ proprio in questo contesto che si colloca un nuovo studio che afferma che le persone over 60, che manifestano deficienze di vitamina D, siano più soggette ad un calo delle prestazioni cerebrali. Le cause restano ancora da determinare, ma queste evidenze si aggiungono ad un numero crescente di ricerche che rivelano come un valore insufficiente di vitamina D possa essere dannoso per diversi aspetti.

Il professor Joshua Miller, della Rutgers University nel New Jersey, ha misurato annualmente con i suoi colleghi i livelli di vitamina D e le performance cognitive di 382 persone nell’arco degli anni che vanno dal 2002 al 2010. L’età degli osservati era compresa tra i 60 e i 90 anni e la maggior parte di loro era attorno ai 70 anni. Lo studio è stato ispirato da osservazioni sul fatto che bassi livelli di vitamina D sono maggiormente presenti nei malati di Alzheimer, sebbene precedenti ricerche non abbiano fatto luce sulle cause.

Quasi la metà dei soggetti era “cognitivamente normale” all’inizio dello studio, circa un terzo soffriva di un lieve disturbo cognitivo, mentre al 17,5% era stata diagnosticata demenza.

Il 61% di chi soffriva di un disturbo aveva bassi valori di Vitamina D per almeno una parte dello studio, con una proporzione ancora più alta tra gli Afro-Americani e gli Ispanici al 70%. Questa era una differenza attesa: la melanina, il pigmento che rende la pelle scura, blocca i raggi ultravioletti che aiutano la pelle a sintetizzare la vitamina D, tuttavia gli studi precedenti si erano focalizzati in gran parte solo sulla popolazione bianca, quindi questa ricerca offre un’immagine più completa della relazione tra la vitamina D e il declino cognitivo.

I risultati sono stati pubblicati nel Journal of the American Medical Association – Neurology. “Nello studio c’erano persone con bassi valori di vitamina D che non hanno subito declini cognitivi e persone con valori adeguati della stessa che invece hanno subito un declino veloce. Tuttavia, nella media, le persone con bassi livelli di vitamina D declinavano da due a tre volte più velocemente di quelle con i valori sufficienti” ha dichiarato Miller. Gli autori della relazione hanno aggiunto: “Il tasso di declino congnitivo associato all’ipovitaminosi D (insufficienza e deficienza) é stato maggiore nella memoria episodica e nelle funzioni esecutive”. Non sono state rilevate differenze significative di declino tra i diversi gruppi etnici.

Nonostante l’apporto della dieta la maggior parte dei composti chimici strettamente correlati, meglio conosciuti come vitamina D, vengono prodotti per esposizione casuale della pelle alla luce ultravioletta.

L’importanza della vitamina D per la salute delle ossa è conosciuta da oltre un secolo. Tuttavia, nonostante le campagne di salute pubblica suggeriscano alle persone più anziane di prendere supplementi della stessa se non passano tanto tempo al sole, il nostro stile di vita al chiuso sta provocando un’epidemica carenza di vitamina D, soprattutto alle elevate latitudini.

Nel frattempo, un susseguirsi di studi ha rivelato che le conseguenze potrebbero andare ben oltre lo stato di fragilità osseo.

Le deficienze sono state collegate a molti problemi, da un aumentato rischio di cancro alla depressione. L’insufficienza può causare problemi anche nei primi mesi di vita, dove deficienze prima e dopo la nascita vengono associate alla schizofreniadurante l’età adulta.

Non mancano le contestazioni a queste ipotesi, così come resta aperto un dibattito responsabile tra i ricercatori per stabilire se l’apporto di vitamina D richiesto per la salute delle ossa sia sufficiente per altri scopi. Ciononostante questo studio contribuisce a suggerire che contrastare la deficienza di vitamina D possa essere una delle più importanti sfide per la salute pubblica che interessa molti paesi, in particolar modo quelli lontani dall’equatore.

Valori eccessivi di vitamina D possono anche avere conseguenze negative, con tossicità che possono causare scarso appetito, nausea, vomito e debolezza, ma sono legate esclusivamente ad un apporto esagerato di integratori della stessa. In ogni caso Miller raccomanda alle persone di oltre 60 anni di consultare sempre il proprio medico riguardo all’assunzione di integratori piuttosto di ricorrere all’automedicazione.

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