La pelle potrebbe assorbire direttamente alcuni inquinanti presenti nell’aria

Quando sentiamo parlare di inquinamento atmosferico e dei danni che esso può causare alla nostra salute, siamo senz’altro portati a ritenere che l’unico modo in cui possiamo assorbire le sostanze inquinanti presenti nell’aria sia attraverso la respirazione.
Tuttavia sta prendendo sempre più piede l’ipotesi che alcuni inquinanti atmosferici, incluso un gruppo di sostanze chimiche chiamate ftalati, possano essere direttamente assorbiti anche dalla pelle. Si stanno raccogliendo sempre più prove a sostegno di questa ipotesi e il contributo più recente proviene da uno studio pubblicato sulla rivista “Environmental Health Perspectives“, dal quale è emerso che l’assorbimento attraverso la pelle di alcuni ftalati presenti nell’aria è del tutto paragonabile a quello che avviene per mezzo della respirazione.

Comunemente conosciuti come “plastificanti”, gli ftalati trovano ampio utilizzo nell’industria delle materie plastiche, a cui vengono spesso aggiunti per la loro straordinaria capacità di aumentarne la flessibilità, la modellabilità, la trasparenza e la durata, tanto da farne oggi i plastificanti più utilizzati al mondo. Se consideriamo che la maggior parte degli oggetti che ci circonda è composta da plastica, non è affatto un’esagerazione affermare che ormai gli ftalati sono onnipresenti nella nostra vita: li troviamo, solo per fare qualche esempio significativo, nei giocattoli, nelle vernici, negli adesivi, nei prodotti per la cura del corpo e nei cosmetici (in particolare nei deodoranti, nei gel e spray per capelli, negli smalti per unghie, nelle creme cosmetiche e nei profumi). Persino i cibi che mangiamo contengono una certa quantità di ftalati, come anche i contenitori e gli imballaggi in plastica usati per conservarli.

Questa loro ubiquità è dovuta anche al fatto che, purtroppo, queste sostanze hanno la caratteristica di essere facilmente rilasciate dai prodotti ai quali vengono aggiunte per cui, oltre a filtrare con estrema facilità nell’ambiente, con altrettanta facilità sono in grado di migrare nel nostro organismo, attraverso il semplice contatto con gli oggetti che le contengono, ancor più se questi vengono messi in bocca.
Gli ftalati sono talmente comuni nell’aria che respiriamo e nel cibo che mangiamo che, in accordo con la CDC (Centers for Disease Control and Prevention), la maggior parte degli Americani presenta livelli misurabili di ftalati nelle urine.

Se da un lato la “Food and Drug Administration” ha concluso che “non è ancora chiaro quali effetti, se davvero ce ne sono, gli ftalati abbiano sulla salute dell’uomo” e che i livelli riscontrati negli esseri umani sono troppo bassi per destare preoccupazioni, dall’altro lato alcuni studi hanno dimostrato che certi tipi di ftalati sono associati ad una serie di disturbi, in particolare causerebbero problemi respiratori, diabete, danni al fegato, ai reni e al sistema riproduttivo.

Sulla scia di ricerche condotte precedentemente, che già avevano suggerito come gli ftalati presenti nell’aria possano essere assorbiti direttamente dalla pelle, il nuovo studio a cui abbiamo accennato a inizio articolo ha concentrato l’attenzione su due tipi particolari di ftalati: il dietilftalato (DEP) e il di(n-butil)ftalato  (DnBP).
I ricercatori hanno reclutato sei soggetti maschi in buona salute e li hanno trattenuti in stanze con elevate concentrazioni nell’aria ora di DEP, ora di DnBP, per sei ore alla volta; ai soggetti è stato chiesto di indossare soltanto un paio di pantaloncini corti.
Al fine di poter distinguere l’assorbimento attraverso la pelle da quello attraverso la respirazione, l’esperimento è stato condotto due volte: una volta i soggetti sono stati dotati di un cappuccio per la respirazione che impediva l’inalazione dell’aria, un’altra volta, invece, ne erano privi. Oltre a questo, al fine di testare e limitare gli effetti dovuti agli ftalati naturalmente presenti nell’ambiente, i partecipanti alla ricerca, prima di ogni esperimento, hanno dovuto seguire una dieta ristretta ed evitare l’uso di qualsiasi tipo di cosmetico, inclusi shampoo e deodoranti.
I ricercatori hanno riscontrato che, nel caso del DEP, l’assorbimento attraverso la pelle era addirittura maggiore rispetto a quello che avveniva attraverso la respirazione; il DnBP, invece, veniva assorbito dalla pelle in una percentuale pari a circa l’80% di quello assunto per inalazione.
Questi risultati dimostrano che, per alcuni specifici inquinanti atmosferici, la pelle può rappresentare una vera e propria strada maestra attraverso cui poter entrare all’interno del nostro organismo; se poi consideriamo che la pelle costituisce l’organo più esteso del nostro corpo, questo risultato non dovrebbe più di tanto destare stupore.
Tuttavia una certa cautela è d’obbligo nel valutare le conclusioni a cui è giunto questo studio, innanzitutto per via delle dimensioni troppo piccole del campione impiegato, pari a soli sei soggetti; inoltre, sarebbe interessante verificare se indossare qualche indumento in più rispetto ad un semplice paio di pantaloncini potrebbe avere qualche impatto sul tasso di assorbimento riscontrato.
Sicuramente le concentrazioni di ftalati a cui sono stati sottoposti i partecipanti allo studio sono molto più elevate rispetto a quelle a cui la gente è abitualmente esposta al di fuori del laboratorio, nella vita reale; al di là di questo, lo studio mette seriamente in evidenza come, nel valutare i danni causati dall’inquinamento atmosferico, non sia più sufficiente soffermarsi soltanto sull’impatto causato dagli inquinanti quando vengono inalati.

Commenti

commenti

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi