Influenza: promettenti risultati verso un vaccino universale

Vi siete mai chiesti per quale motivo ci ammaliamo continuamente di influenza, mentre altre malattie virali altrettanto infettive (come ad esempio il morbillo, la rosolia o l’epatite) ci colpiscono una sola volta nell’arco della nostra intera esistenza?

La risposta, sicuramente a molti già nota, risiede nella straordinaria capacità, tipica del virus dell’influenza, di mutare continuamente e rapidamente. Queste sue “metamorfosi” lo rendono puntualmente irriconoscibile agli occhi del nostro sistema immunitario che, stagione dopo stagione, si lascia cogliere impreparato di fronte ai suoi attacchi e, nella maggior parte dei casi, finisce per soccombergli.

Per la stessa ragione, i vaccini antinfluenzali sono in grado di proteggerci solo contro uno specifico ceppo virale, quello in circolazione nella stagione influenzale in corso, e devono essere riformulati ogni anno per adattarsi ai cambiamenti messi in atto dal virus. Ecco così che, ogni autunno, per milioni di persone torna l’appuntamento fisso con il medico, per sottoporsi al vaccino contro quello che rappresenta il malanno stagionale per eccellenza.

Ricerche su ricerche continuano ad essere condotte al fine di individuare un vaccino che si riveli efficace contro molteplici ceppi virali ma, date le evidenti difficoltà insite nel raggiungimento di questo obiettivo, non è ancora stato raggiunto alcun risultato ragguardevole in tal senso. Almeno fino a pochi giorni fa. Due diversi studi, descritti dettagliatamente nelle prestigiose riviste “Science” e “Nature Medicine“, hanno infatti compiuto un notevole passo in avanti verso quello che potrebbe rappresentare un vaccino universale.

Si tratta di un vaccino in nanoparticelle che è stato testato su topi e furetti; gli esperimenti condotti hanno dimostrato che questo innovativo vaccino ha fornito ai topi una immunità totale contro diversi sottotipi del virus ed ai furetti una immunità parziale contro un ulteriore sottotipo.

I ricercatori del National Institutes of Health sostengono di aver superato un importante ostacolo alla cosiddetta “protezione eterotipica”, ovvero quel tipo di protezione che si ottiene quando un vaccino risulta efficace contro molteplici varianti di uno stesso virus.
Ian Wilson, professore di Biologia Strutturale presso lo Scripps Research Institute, ha dichiarato: “Questi studi dimostrano che stiamo procedendo nella giusta direzione per sviluppare un vaccino antinfluenzale universale”.

I ricercatori hanno individuato una proteina costantemente presente sulla superficie di tutti i tipi del virus dell’influenza, chiamata Emoagglutinina (HA), importante perché fornisce al virus l'”armatura” per penetrare all’interno delle cellule ospiti. Come spiega la BBC News, il virus dell’influenza ha l’aspetto di “una palla sulla cui superficie spuntano tante specie di lecca-lecca su lunghi steli. Questi lecca-lecca cambiano di anno in anno, mentre gli steli rimangono sempre gli stessi. Ed è proprio sugli steli che si stanno adesso concentrando i ricercatori, perché potrebbero rappresentare la chiave per sviluppare un vaccino antinfluenzale universale”. Lo stesso Wilson ha spiegato: “Se il nostro corpo riesce a sviluppare una risposta immunitaria efficace contro gli steli di Emoagglutinina, diventerà difficile per il virus riuscire a farla franca”.

Questo vaccino potrebbe “istruire” il nostro corpo a sviluppare potenti anticorpi e farebbe accrescere notevolmente la risposta immunitaria contro una molteplicità di ceppi influenzali. Sebbene il fine ultimo sia quello di creare un vaccino che fornisca una protezione estesa e di lunga durata, i ricercatori hanno adesso bisogno di condurre ulteriori ricerche sugli esseri umani.

Sarah Gilbert, docente di Vaccinologia presso l’Università di Oxford, ha dichiarato alla BBC News: “Ci troviamo sicuramente di fronte a dei progressi sensazionali, ma adesso è necessario che i nuovi vaccini vengano testati in contesti clinici, per verificare quanto bene funzionino negli esseri umani”. Ha poi aggiunto: “Sarà questo il prossimo stadio della ricerca, e potrebbero volerci diversi anni. Per questo siamo ancora lontani dall’ottenere vaccini antinfluenzali che siano più efficaci anche negli esseri umani”.

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