Dormire poco può mettere a rischio la nostra salute

Sano, dolce dormire… nulla di più vero!

Non è solo la nostra esperienza a dirlo ma anche la scienza lo conferma: la giusta quantità e qualità del sonno notturno apportano molteplici benefici al corpo e alla mente.

Diversi studi hanno infatti rivelato che dormire bene durante la notte migliora non solo le nostre prestazioni fisiche e mentali (soprattutto in termini di aumento della concentrazione, della memoria e della creatività) ma anche il nostro aspetto esteriore (facendoci apparire più radiosi e riposati, ritardando l’invecchiamento e contrastando l’aumento di peso), il nostro umore (esponendoci molto meno al rischio di depressione e di stress) e il nostro stato di salute (aumentando le nostre difese immunitarie).

Va da sé che, al contrario, dormire poco e male può avere ripercussioni negative su di noi e sulla nostra vita. Nel 2013 un sondaggio (l’International Bedroom Pool) condotto dalla National Sleep Foundation (ente americano che si occupa della ricerca sul sonno) ha rivelato che il 21% degli Americani, durante il week-end, dorme in media meno di 6 ore a notte; se per alcuni questa durata può essere sufficiente, per molti altri, invece, può rivelarsi estremamente disturbante.

I Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (Centers for Disease Control and Prevention, CDC) sono allarmati perché la carenza di sonno sta giocando un ruolo sempre più rilevante negli incidenti stradali, nei disastri industriali, negli errori commessi in ambito medico così come in molte altre occupazioni; è anche stata associata ad un maggior rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

Recentemente Aric Prather, Psicologo Clinico della Salute ed Assistente Professore presso il Dipartimento di Psichiatria dell’University of California, San Francisco, ha condotto una ricerca da cui è emersa una forte correlazione tra la mancanza di sonno e l’insorgenza delle malattie infettive, nello specifico il raffreddore.

I risultati, pubblicati sulla rivista Sleep, hanno infatti rivelato che le persone che di notte dormono poco hanno una probabilità quattro volte maggiore di ammalarsi di raffreddore rispetto a coloro che invece dormono la giusta quantità di ore (che, per un adulto, si attesta tra le 7 e le 8 ore).
La ricerca ha avuto luogo nel laboratorio del Dr Sheldon Cohen, della Carnegie Mellon University, co-autore dello studio.

Sono stati monitorati 164 volontari, tutti in buona salute. Innanzitutto, per sette giorni consecutivi, è stato registrato il loro ritmo sonno-veglia attraverso una actigrafia del polso; successivamente, sono state loro somministrate delle gocce nasali contenenti rhinovirus, ovvero il virus responsabile del comune raffreddore. Infine, sono stati messi in quarantena e il team di ricercatori ha pazientemente atteso di verificare chi di loro si sarebbe ammalato: i soggetti che nella settimana precedente all’esposizione al rhinovirus avevano dormito meno di 6 ore si sono ammalati con una probabilità ben 4.2 volte maggiore rispetto a coloro che invece avevano dormito più di 7 ore.

Riportando le parole di Prather: “La carenza di sonno si è rivelata più importante di qualsiasi altro fattore nel predire la probabilità che i soggetti sviluppassero il raffreddore”. “Non avevano importanza l’età, il livello di stress, la razza, l’istruzione o il reddito. Non aveva importanza nemmeno il fatto di essere fumatori. Con tutti questi fattori tenuti in considerazione, statisticamente il sonno rappresentava la variabile principale”.

Il problema può risultare notevolmente acuito se, dal laboratorio, ci trasferiamo nella vita reale.
Innanzitutto, se pensiamo che un comune raffreddore può rivelarsi letale nei Paesi in cui le persone vivono in condizioni di estrema miseria, il risvolto più preoccupante dei risultati ottenuti da Prather è che la carenza di sonno può avere un peso determinante nell’incrementare il tasso di mortalità. Tra l’altro, in una sua precedente ricerca, Prather aveva anche scoperto che i vaccini risultano meno efficaci se somministrati a persone che soffrono di una deprivazione del sonno.

Un secondo risvolto ci tocca molto più da vicino. Nella cultura attuale sempre più spesso e sempre in più numerosi si tende a sottrarre tempo al sonno per “concederlo” piuttosto al lavoro o magari ad altre attività che si considerano più importanti e che non si riescono a svolgere durante il giorno. Ne consegue che il rischio di diffusione non solo del raffreddore, ma delle malattie infettive in genere, può assumere dimensioni di portata estremamente rilevante.

In conclusione, dunque, lo studio di Prather mette in evidenza non solo che un sonno inadeguato influisce sul nostro sistema immunitario più di quanto non sia stato finora riconosciuto, ma anche come il sonno sia una componente essenziale del nostro benessere, assolutamente da non trascurare.

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