Qual è la differenza tra robot, androidi, cyborg e replicanti?

Androide

Qual è la differenza tra robot, androidi, cyborg e replicanti? Scopriamolo insieme.

Con l’uscita nelle sale del nuovo Blade Runner 2049 nell’immaginario collettivo dei cultori dei film di fantascienza compaiono, o ricompaiono per i meno giovani, le figure dei replicanti, gli esseri artificiali che nel film convivono sul pianeta con gli umani.

Ma cosa sono esattamente questi replicanti? E in cosa si differenziano dagli umanoidi di altri film di fantascienza? Ho deciso di compilare una piccola guida sugli esseri artificiali antropomorfi che popolano la letteratura e la filmografia a sfondo futuristico per fare un po’ di ordine e stabilire una cronologia di sviluppo.

 

Automi

Gli automi non sono propriamente meccanismi fantascientifici e non sono dotati di intelligenza, ma rappresentano storicamente i primi tentativi dell’uomo di riprodurre esseri animati, non necessariamente di fattezze antropomorfe, mossi tramite complessi sistemi meccanici. La differenza rispetto ai più evoluti robot è principalmente l’assenza di componenti elettroniche, sviluppate storicamente in tempi più recenti.

Dal mondo antico sono pervenuti documenti dalla Grecia, dalla Cina e dalla Mesopotamia che citano per lo più automi dedicati all’intrattenimento, come uccelli meccanici in grado di cantare e, in qualche caso, anche di volare, ma le cui spettacolari caratteristiche sono per lo più esagerazioni di cui gli inventori si facevano vanto.

Un primo progetto di automa risale ad alcuni scritti di Leonardo da Vinci, in cui l’inventore prospettava un cavaliere meccanico in armatura in grado di alzarsi in piedi  e muovere braccia e testa, ma è solo dal 1700 che sono stati costruiti i primi automi di sembianze umane in grado di effettuare movimenti complessi come suonare o disegnare seguendo un’evoluzione che si è protratta fino ai primi anni del XX secolo.

 

Robot

I robot sono genericamente tutte le macchine in grado di svolgere un compito automatizzato per effetto di una programmazione. Con l’avvento dell’elettronica la tecnologia si è evoluta al punto da poter produrre macchinari sempre più precisi ed efficienti, con attuatori in grado di azionare sistemi idraulici per il movimento di precisione di bracci meccanici, pinze e componenti di ogni genere.

Al di là dell’immaginario che vuole i robot solo di fattezze antropomorfe sono quindi classificabili come robot tutti i macchinari per la produzione industriale, ma anche gli elettrodomestici di uso comune come lavatrici e lavastoviglie.

L’evoluzione dell’informatica e l’avvento dell’Intelligenza Artificiale (IA) stanno permettendo un’evoluzione dei robot tale da permettere a queste macchine di decidere la propria operatività in autonomia, sulla base del feedback restituito da stimoli esterni e da modelli di analisi statistiche su grandi quantità di informazioni (Big Data). Ne sono un esempio i sistemi di guida di aerei, missili e razzi, nonché dei più recenti droni e delle auto a guida automatica.

Non mancano tentativi di riprodurre fattezze e movimenti di animali ed esseri umani, nel tentativo di riprodurre il più fedelmente possibile movimenti complessi come quelli della deambulazione o della generazione delle espressioni facciali. Ad oggi uno dei laboratori più avanzati proprio nel campo della deambulazione è quello della Boston Dynamics.

Il modello Atlas della Boston Dynamics

Nella letteratura fantascientifica i robot sono la forma di intelligenza artificiale più conosciuta, che spazia dall’inseparabile coppia C1-P8 e D-3BO dell’universo di Guerre Stellari ai più concettualmente complessi robot di Asimov limitati dalle tre leggi della robotica per non essere pericolosi per gli umani.

 

Androidi

Il termine androide è stato introdotto nel 1800 per riferirsi ad alcuni automi giocattolo, ma nell’accezione moderna identifica qualsiasi tipo di robot di fattezze umane dotato di un certo livello di Intelligenza Artificiale.

Allo stato attuale uno degli androidi in grado di deambulare più conosciuti, oltre al modello Atlas della già citata Boston Dynamics, è ASIMO (acronimo per Advanced Step in Innovative MObility), prodotto dalla Honda e progettato per essere un assistente mobile multifunzione, alto 130 cm e con le fattezze di un astronauta dotato di zainetto (l’androide non è concepito per avere una faccia verosimile e lo zainetto nasconde una potente batteria).

Esistono androidi di fattezze molto più simili a quelle umane, utilizzati per lo più per presentazioni tra cui spiccano gli Actdroid sviluppati dall’università di Osaka, in Giappone. Si tratta di androidi con la pelle in silicone dalle fattezze di giovani ragazze (per questo anche detti ginoidi) che simulano il più possibile i movimenti nella parte superiore del corpo, utilizzando fino a 47 punti di articolazione nella versione più avanzata, ma la cui parte inferiore è limitata nei movimenti e non ne permette la deambulazione. Sono in grado di interagire con l’interlocutore con una limitata capacità di parola e simulando espressioni e mimiche facciali.

Sophia intervistata presso il Future Investment Intitiative di Ryad

L’androide attualmente più avanzato di questo tipo, perlomeno dal punto di vista della capacità di interazione, si chiama Sophia. Sviluppata dalla Hanson Robotics di Hong Kong a partire dal 2015 e modellata sulle sembianze di Audrey Hepburn, Sophia è in grado di rispondere a domande complesse dei giornalisti (anche con un certo sarcasmo), di cantare e di assumere mimiche facciali. Proprio nei giorni scorsi ha stupito il mondo rilasciando un intervista sulla rete ABC News australiana e ha ottenuto la cittadinanza in Arabia Saudita in occasione del summit Future Investment Intitiative che si è tenuto a Ryad.

Ex Machina

Le ginoidi di Ex Machina

Altri tipi di androidi che potranno essere utilizzati a breve sono quelli progettati per lo spazio, come l’umanoide R5 che la NASA prevede di utilizzare nelle future missioni sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e, probabilmente, verso Marte. Trattandosi di robot che opereranno in condizioni di microgravità presentano meno problemi di progettazione relativi alla deambulazione, al punto che per gli spostamenti all’interno della stazione potrebbero anche essere privati delle gambe. 

Come si può capire solo la fantascienza è ancora il regno incontrastato degli androidi, per le difficoltà legate allo sviluppo di un’intelligenza simile a quella umana e di un corpo antropomorfo funzionante. Non si può non ricordare ancora il già citato Asimov che ha immaginato androidi avanzati e dotati di un cervello “positronico” come Daneel Olivaw nel Ciclo della Fondazione, o come quelli poi ripresi recentemente dal cinema in film come “L’uomo bicentenario” o “Io Robot“.
Versioni cinematrografico/televisive più recenti propongono invece androidi avanzatissimi come le sexy ginoidi del thriller Ex Machina o gli androidi-poliziotto della meno fortunata serie tv “Almost human“.

 

Cyborg

La realizzazione dei cyborg rappresenta una delle più avanzate frontiere raggiungibili dall’uomo: quella dell’interazione tra una componente biologica ed una elettronico/meccanica.

Allo stato attuale gli studi in tale campo sono rivolti all’integrazione del corpo umano con protesi azionabili tramite stimolo nervoso, ma l’interfacciamento dei nervi con i sistemi elettronici è ancora una sfida. Sfida che molti studi di ricerca stanno cercando di superare con interfacce sempre più sofisticate. Si va da sistemi bluetooth in grado di trasferire i comandi cerebrali direttamente a degli elettrostimolatori posti sugli arti a stent inseribili nei vasi sanguigni cerebrali per captare l’attività elettromagnetica del cervello. 

T-800

Il cyborg T-800 di Terminator 2

I promotori più famosi di questo campo sono aziende come la Neuralink di Elon Musk, che con il suo “neural lace” vorrebbe interfacciare il cervello alla rete per potenziarne le capacità cognitive e Bryan Johnson, fondatore di Kernel, che ha investito 100 milioni di dollari per realizzare una futura protesi neurale per sbloccare tutte le potenzialità del cervello umano, e addirittura riprogrammarlo per diventare quello che vorremmo essere.

E’ un campo di ricerca ancora molto lontano dal realizzare le creature biomeccaniche dei più conosciuti film di fantascienza che possono essere di due tipi: androidi provvisti di componenti biologiche come i T-800 di Terminator, in quanto ricoperti da uno strato di pelle vivente, oppure esseri umani potenziati con componenti cibernetiche come Robocop, in cui la componente biologica (principalmente la testa) recuperata da un poliziotto ucciso in servizio viene innestata in un corpo meccanico, ma anche come l’agente di polizia Del Spooner di Io Robot, che in seguito ad un incidente ha subito l’impianto di un braccio ed una spalla artificiali.

 

Replicanti

Se robot e androidi sono esseri artificiali già in fase di sviluppo, pur con le loro limitazioni, e i cyborg sono ancora una chimera della scienza di confine, i replicanti sono ancora molto avanti nel futuro del nostro progresso scientifico.

Roy Batty

Roy Batty, il leader dei replicanti in Blade Runner

Da molti considerati erroneamente androidi o robot i replicanti della fantascienza non sono esseri dotati di parti meccaniche, ma sono costituiti esclusivamente di vero tessuto biologico prodotto artificialmente in laboratorio.

Lo stato dell’arte in questo campo di ricerca è attualmente orientato alla rigenerazione in laboratorio di organi e tessuti per trapiantare componenti danneggiate del corpo umano. Ne sono un esempio sistemi di stampa 3D per la rigenerazione della pelle o degli organi, ma anche i tentativi di produzione di sangue artificiale in polvere o a partire da cellule staminali, che apporterebbero enormi benefici e una promessa di longevità a tutto il genere umano.

Siamo quindi molto lontani dalla produzione artificiale di un intero organismo come i replicanti di Blade Runner, esseri viventi sviluppati con il potenziamento di caratteristiche come forza e intelligenza e, forse, anche in grado di riprodursi.

 

Mutanti o mutati

Non mi riferisco ai Mutanti degli X-men, esseri fantastici in grado di piegare assurdamente le leggi della fisica, ma ad esseri viventi il cui corredo genetico è stato modificato per trasformarli e donare loro caratteristiche di salute o di forza e resistenza senza eguali, per i quali le modifiche genetiche, come per i replicanti, si sono spinte al punto di trasformarli e renderli adatti a lavorare in condizioni estreme, ma il cui genoma modificato in maniera non perfettamente controllata ha prodotto deformazioni  mostruose.

Ci basiamo sempre su una visione fantascientifica: la ricerca scientifica attuale si scontra ancora con le regole della bioetica, addentrandosi in campi eticamente sensibili come il gene editing sugli embrioni, grazie a tecniche molto promettenti come la CRISPR.

Mutati

Esseri mutati in Atto di Forza (1990)

Come già successo con un esperimento cinese del 2015 in cui sono state condotte alterazioni genetiche sulle linee germinali di 86 embrioni nel tentativo di prevenire una malattia come la beta-talassemia, non è improbabile che nel prossimo futuro possano avvenire ricerche incontrollate che sfidano la normativa internazionale e le direttive della comunità scientifica, con il rischio di dare la vita ad esseri con malformazioni e imprevisti effetti collaterali.

Allo stesso modo i tentativi di esperimenti di realizzazione di chimere, principalmente tra maiale e uomo, per ottenere fonti di organi trapiantabili, implicano che un giorno potranno forse esistere creature “di serie B” destinate ad essere sfruttate e utilizzate come oggetti.

In letteratura fantascientifica gli individui che hanno subito un’alterazione genetica vengono definiti in diversi modi e presentano caratteristiche di solito più fantastiche, come i già citati supereroi, tuttavia esseri mutati con le caratteristiche descritte sono presenti nella saga di Dune e in collane fumettistiche italiane come Nathan Never della Bonelli Editore, encomiabile per aver magnificamente ideato ed espresso ulteriori forme di mutazione.

Queste sono rappresentabili, in aggiunta alla bistrattata popolazione dei semplici mutati, con esseri umani dotati di intelligenza superiore, come i supersapiens e gli ultrasapiens e con cyborg costituiti da parti biologiche e componenti meccaniche “viventi” dovute all’integrazione nel loro corpo di naniti o nanodroidi, micro componenti meccaniche in grado di replicarsi e di integrarsi con le cellule viventi, col risultato di generare esseri estremamente potenti ma altrettanto mostruosi.

 

IA e menti cibernetiche

Alla base degli sviluppi di androidi sempre più sofisticati si pone sempre la realizzazione della loro componente più importante: la loro mente. Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (IA o in inglese AI) è in pieno fermento in questi anni, perché le IA saranno all base dello sviluppo dei sistemi di guida automatica, di personal care e di home automation. 

Transcendence

La mente si fonde con la macchina in Transcendence

C’è chi, come Elon Musk,  teme che l’improvvisa presa di autocoscienza di un’avanzatissima IA (singolarità) potrà, nel giro di un ventennio, rappresentare una minaccia per l’umanità e per l’intera economia mondiale, dato che un sistema di questo tipo avrebbe accesso all’intera Internet e potrebbe cominciare ad evolversi in maniera esponenziale, diventando incontrollabile.

Non si esclude che lo sviluppo di un’IA possa avvenire in concomitanza con la virtualizzazione della mente umana, quando caricheremo le nostre menti in un framework virtuale dove poter continuare a vivere anche dopo la morte del nostro corpo fisico. Ne è fautore Dmitry Itskov, miliardario russo fondatore della 2045 Initiative, volta a raggiungere l’immortalità cibernetica entro il 2045.

La fantascienza ci ha già fatto conoscere questi possibili scenari: Skynet, nella saga di Terminator, è un IA che al raggiungimento dell’autocoscienza scatenerà la guerra nucleare per sterminare l’umanità, tentando di finirla dispiegando orde di cyborg assassini. In Matrix le macchine si nutrono dell’energia dei nostri corpi biologici allacciando le nostre menti ad una matrice virtuale dove vivremo un’esistenza inconsapevole. Trascendence invece tratta dell’integrazione della mente umana con le macchine, fino a diventare dominatrice di avanzatissime tecnologie per controllare l’arbitrio umano, ma con l’intento, nella logica matematica dei calcolatori, di preservare la sua esistenza su questo pianeta.


Che nel futuro dell’umanità siano presenti robot, androidi, cyborg, mutanti, replicanti, Intelligenze Artificiali o tutte queste cose insieme fa poca differenza. E’ chiaro però che, in mancanza di improbabili incontri ravvicinati con una civiltà aliena,  per la prima volta l’umanità avrà a che fare con esseri intelligenti in grado di imitarla e forse di surclassarla. Tutto dipenderà dalla realtà che ci impegneremo tutti insieme a creare.

A quale film o romanzo di fantascienza assomiglierà il futuro? Lo sapremo solo vivendolo, arrivando a scoprirlo giorno dopo giorno con la sorpresa e l’entusiasmo per ogni scoperta e ogni nuovo grande progresso tecnologico.

Il futuro che mi era sempre stato così chiaro, era divenuto una strada buia. Eravamo in un terreno inesplorato, ora. Facevamo la storia in quel momento. (Sarah Connor in Terminator 2)

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