La più grande centrale fotovoltaica galleggiante del mondo? In Cina.

Centrale fotovoltaica galleggiante

Un concept della centrale fotovoltaica galleggiante

I pannelli fotovoltaici galleggianti sono sempre più diffusi nel mondo perché il loro design risolve una serie di problematiche legate all’efficienza degli stessi e ai piani di sviluppo delle città. In particolare non occupano terra nelle zone densamente popolate e riducono la quantità di acqua evaporata. Inoltre, essendo l’aria sopra la superficie dell’acqua più fresca, si riduce la velocità di degenerazione delle celle che è legata in parte all’esposizione prolungata alle alte temperature.

Il più grande sistema di pannelli fotovoltaici galleggianti del pianeta

La Cina ha annunciato di aver completato e connesso alla rete elettrica il più grande sistema di pannelli fotovoltaici galleggianti del pianeta, continuando il trend di crescita nell’utilizzo delle energie rinnovabili che già nel febbraio di quest’anno l’ha resa il primo produttore di energia solare al mondo, grazie al raddoppio della produzione operato nel 2016.

L’impianto, prodotto dalla Sungrow Power Supply Co.,  è sito presso la citta di Huainan nella provincia di Anhui, nell’est del paese, ed è in grado di produrre 40 MegaWatt di energia. Per ironia della sorte è costruito sopra una miniera di carbone abbandonata, ora allagata.

Si tratta solo del primo di questi impianti previsti in Cina, che presto verrà affiancato, nella medesima area, da un analogo sistema da 20 MW e dal Longyangxia Dam Solar Park che con i suoi 16000 Km quadrati su terra diventerà il più grande impianto solare del mondo.

La Cina è stata a lungo accusata di essere il più grande produttore di gas serra del pianeta, ma il governo sta lavorando alacremente perché il paese, forte anche dell’abbandono del trattato di Parigi da parte degli Stati Uniti, sia la guida mondiale nell’adozione delle energie rinnovabili.

Il passaggio al solare è stato semplificato dal repentino abbassamento dei costi della tecnologia: nel 2020 la Cina potrà ridurre il costo  pagato ai produttori di energia solare ad un terzo di quanto viene pagato agli impianti a carbone, portando il ricorso alle energie rinnovabili al 20% (attualmente l’11%).

Nel resto del mondo

E negli U.S.A.? Nonostante la marcia indietro di Trump il ricorso al solare è sempre in auge, quantomeno a livello privato e nell’ambito della ricerca. Ne sono un esempio i datacenter di Google che sono alimentati al 100% da energie rinnovabili, mentre Solar City di Elon Musk sta spingendo sulla diffusione di tegole fotovoltaiche per l’utilizzo domestico, in accoppiata con accumulatori di energia per garantire l’utilizzo di tale fonte energetica anche nelle ore notturne, strada che anche l’Università del Texas sta percorrendo grazie allo sviluppo di batterie sempre più efficienti.

Il sole è in grado di produrre ogni giorno più di 10000 volte la quantità di energia di cui abbisogna tutta l’attività umana giornaliera, pertanto è un vero spreco non poterne usufruire e rinunciare a tutti i sistemi di combustione che inquinano e aumentano la temperatura dell’atmosfera, quando il riscaldamento globale si fa sempre più sentire: il 2016 è stato l’anno più caldo a livello globale e il terzo di seguito in cui si è stabilito un record di temperature medio a livello della superficie del pianeta. 

Auspichiamo che anche in Europa e nel nostro paese venga seguito in fretta questo trend, grazie alla guida dei paesi del nord che stanno ottenendo già ottimi risultati: l’esempio più evidente è dato dall’Irlanda che, tagliando gli investimenti nei combustibili fossili ad inizio anno, è destinata a diventare il primo paese del mondo che si basa completamente sulle energie rinnovabili.

 

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