Come ricongeleremo l’Artico

Spruzzare acqua sopra la calotta artica

Spruzzare acqua di mare al di sopra della calotta artica potrebbe far aumentare il livello dei ghiacci.

Forse non tutti sanno che la situazione della calotta di ghiaccio nel Mare Artico è disperata. Da anni il trend del livello dei ghiacci continua ad essere in grave diminuzione e si appresta anche quest’anno a sfondare l’ennesimo record negativo di livello minimo invernale nelle prossime settimane, sia come estensione che come spessore.

Almeno 9 specie sono a rischio estinzione

La fusione dei ghiacci costringe gli orsi polari a percorrere chilometri e chilometri, anche a nuoto, in cerca di cibo. Divorati da squali e orche o stremati dalla fame e dalla fatica, in molti non riescono a sopravvivere. Almeno 9 specie sono a rischio estinzione per effetto del riscaldamento globale, tra cui tartarughe, pinguini, merluzzi e leopardi delle nevi. Dal ghiaccio del pianeta dipendono la mitigazione del clima, l’equilibrio degli Oceani, le emissioni di gas serra. Lo scioglimento del permafrost artico potrebbe immettere nell’atmosfera quantità di questo gas serra, 25 volte più potente dell’anidride carbonica, molto più grandi di quanto si pensasse fino ad ora, con implicazioni davvero preoccupanti per il ritmo di crescita del riscaldamento del pianeta.

La proposta

Un gruppo di scienziati ha pubblicato su Earth’s Future, il giornale dell’American Geophysical Union, una nuova idea per rovesciare questa tendenza. Si tratterebbe di utilizzare delle pompe alimentate dalla forza del vento per spruzzare acqua di mare al di sopra della calotta stessa. Per farlo bisognerebbe installare milioni di pompe, queste spruzzerebbero l’acqua che si congelerebbe al contatto con la superficie del ghiaccio e andrebbe ad inspessire la calotta.

metà del ghiaccio del Mare Artico ha uno spessore medio annuale di un metro e mezzo

Secondo il capo progetto del team, Steven Desch dell’Arizona State University, questo sistema permetterebbe di aumentare lo spessore della copertura ghiacciata di un metro nel corso di un inverno: “E’ rimarchevole che metà del ghiaccio del Mare Artico abbia uno spessore medio annuale di un metro e mezzo” ha scritto “Aggiungere un metro di ghiaccio nel corso di un inverno porterebbe ad un cambiamento significativo.

La motivazione dello studio effettuato è da ricercare nel fatto che gli attuali piani di riduzione del global warming sembrano non produrre risultati sufficienti. “Sembra che la nostra unica strategia sia quella di dire alle persone di non bruciare combustibili fossili. E’ una buona idea, ma ci vuole molto di più per impedire al ghiaccio dell’Artico di sparire”.

Geoingegneria

La proposta fa parte del campo noto come geoingegneria, ovvero la modifica dell’ambiente su larga scala, in questo caso volta a produrre degli effetti sul clima per ridurre il riscaldamento.
Altre proposte di geoingegneria tra le più conosciute che si concentrano su questo obiettivo sono per esempio quella di spruzzare uno strato di particelle di solfato nella stratosfera per riflettere parte della luce del sole che raggiunge la Terra e quella conosciuta come “Bioenergia con cattura e deposito dell’anidride carbonica” (Bioenergy with Carbon Capture and Storage, BECCS), dove l’energia viene derivata dai biocombustibili e la CO2 emessa viene catturata e seppellita.

I dubbi più grandi relativamente a queste tecniche si riferiscono alle eventuali conseguenze inattese che la loro applicazione potrebbe comportare. Un pianeta con alti livelli di C02 ma anche di solfati nell’aria sarebbe la stessa cosa di un pianeta senza un eccesso di entrambi?

Anche l’ipotesi di “fertilizzare” l’oceano con ferro, per favorire la crescita di fitoplancton in grado di consumare l’anidride carbonica in eccesso è stata ampiamente discussa e criticata per l’impatto potenziale che potrebbe avere sull’ecosistema marino.

Le critiche

Anche l’idea di Desch è bersaglio di diverse critiche, in particolare per il costo che quest’opera comporterebbe. Una stima ha ipotizzato circa 500 miliardi di dollari e il consumo di 100 milioni di tonnellate di acciaio, più di quanto ne producano in un anno gli Stati Uniti. In confronto i sistemi BECCS sono molto più economici anche se i dubbi si concentrano sulla quantità di territorio da utilizzare per lo scopo e il fatto che gli effetti si vedrebbero solo nel lungo termine.

scioglimento dei ghiacci

L’Artico si sta sciogliendo sempre più velocemente

Al di là delle proposte di geoingegneria c’è chi crede, come Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace International, che per fronteggiare la crisi climatica sia necessario concentrarsi sul taglio delle emissioni, e che questo sia un problema più politico che tecnico.

Qualcun altro addirittura sostiene che l’inseguimento di soluzioni nel campo della geoingegneria funga da deterrente dal concentrarsi nel cercar di modificare il comportamento umano in risposta al cambiamento climatico.

Se veramente riuscissimo a tagliare le emissioni queste strategie non dovrebbero essere prese in considerazione, ma ci si domanda se i tagli previsti siano veramente realizzabili. E’ ben dimostrato che il riscaldamento globale dovrebbe essere contenuto entro due gradi, o meglio un grado e mezzo, ma che anche l’applicazione di tutti gli accordi del trattato di Parigi del 2015 comporterebbe comunque un aumento di 3 gradi.

L’introduzione delle soluzioni di geoingegneria solleva quindi diversi quesiti sul fatto che queste possano sì alleviare la temperatura del pianeta, ma essere dannose per altri aspetti. Tuttavia parrebbe che tra rischiare di applicarle o non farlo sia più conveniente la prima opzione, visto che la riduzione di emissioni non sembra essere sufficiente a salvare il pianeta. Di certo adottare un paniere di soluzioni permetterebbe di avere più possibilità di successo.

Se non si potranno adottare immediatamente delle strategie efficaci dovremmo rassegnarci ad un aumento globale delle temperature

In realtà l’adozione di queste tecniche è molto complicata, perché dovendo impattare su aree così grandi richiede l’accordo politico e lo sforzo economico di più nazioni con il reale rischio di non permetterne la reale applicazione.

Innalzamento Mediterraneo

Le aree italiane che verranno colpite dall’innalzamento del mare.

La sensazione è che le difficoltà nel trovare un accordo sia dal punto di vista scientifico che politico sia paralizzante, ma che l’alternativa di obbligare la popolazione del pianeta a non produrre emissioni, a partire dai piccoli gesti quotidiani, sia del tutto impercorribile in tempi utili.

Se non si potranno adottare immediatamente delle strategie efficaci dovremmo rassegnarci ad un aumento globale delle temperature con conseguente innalzamento del livello dei mari, che sarà critico entro meno di 80 anni per il 60% della popolazione mondiale, che corrisponde attualmente agli abitanti del pianeta che vivono in aree costiere.

Abbiamo tutti la responsabilità di promuovere iniziative a favore dell’energia pulita e dell’abbandono dei combustibili fossili, non sarà più possibile arginare i fenomeni ormai in atto ma si potranno forse tamponare le conseguenze, se si cercherà di vivere con lungimiranza e rispetto per il pianeta e per le future generazioni.

L’impressionante diminuzione del volume dei ghiacci nell’Artico.

Commenti

commenti

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi