Città subacquee? Il progetto dell’Ocean Spiral

Concept di città subacquee

Concept di Ocen Spiral – Shimizu Corporation

A sentir parlare di città subacquee una delle prime immagini che affiorano alla memoria per gli appassionati di fantascienza è sicuramente quella della città delle creature sottomarine del film The Abyss, dalle caratteristiche guglie violacee e bioluminescenti.

Sono di tutt’altra forma le strutture ideate e progettate da un gruppo di architetti giapponesi della Shimizu Corporation, una società di costruzioni di Tokyo: le loro città subacquee assumono infatti la forma di imponenti sfere, poste sotto la superficie del mare, e da questa appena affioranti, sorrette da lunghissime spirali di 500 metri di diametro che scendono fino al fondo oceanico, costruite in modo da preservarne l’ecosistema.

Le sfere sarebbero così grandi da poter contenere insiemi di unità residenziali, uffici, laboratori, scuole e ristoranti sufficienti per ospitare fino a 5000 persone. La struttura sarebbe costituita da cemento e da pannelli di vetro molto spessi che isolerebbero il microclima interno, mantenendolo in perfette condizioni di umidità e ad una temperatura costante di 26° C.

La passeggiata interna

La passeggiata interna – Shimizu Corporation

Tutta l’energia necessaria alla sopravvivenza della comunità sarebbe rinnovabile e verrebbe ricavata dal mare: enormi turbine sul fondo dell’oceano raccoglierebbero l’energia di onde, maree e correnti per trasferirla tramite la spirale alla sfera, mentre la struttura stessa della spirale permetterebbe di sfruttare l’energia termica prodotta grazie alla differenza di temperatura tra la superficie e il fondo. L’acqua di mare verrebbe altresì sfruttata per l’ossigenazione e la gestione dell’umidità dell’habitat.

Il project leader di questo concept, Masayuki Takeuchi, già noto per la ricerca di soluzioni strutturali per un insieme di isole galleggianti per salvare lo stato insulare del Kiribati dall’aumento del livello dell’Oceano Pacifico, stima che il costo di una simile struttura si aggirerebbe attorno ai 26 miliardi di dollari. Uno sproposito, che troverebbe però una giustificazione nel fatto che gli oceani coprono il 70% del pianeta e il loro fondale offre un enorme potenziale come sorgente di energia pulita e nella previsione che l’aumento del livello dei mari porterà all’allagamento delle città e delle pianure costiere, riducendo lo spazio disponibile e portando all’impossibilità di produrre il cibo necessario per miliardi di persone.

Se un simile progetto dovesse mai venire preso in considerazione la prima città potrebbe sorgere al largo di Tokyo già entro il 2030, poggiata su un fondale profondo dai 1500 ai 4000 metri, anche se ovviamente non esistono seri piani per lo sviluppo.

La struttura in superficie

La struttura in superficie con la barriera frangiflutti e l’attracco per le navi – Shimizu Corporation

Takeuchi assicura che vivere nell’oceano è oggettivamente più fattibile che sulla terraferma, soggetta a terremoti e tsunami (non serve ricordare che il Giappone è un territorio sottoposto ad intensa attività sismica) e che il futuro dell’umanità non è unicamente legato allo spazio.

Può darsi, ma a noi l’idea di vivere in un ambiente sommerso, senza la possibilità di alzare lo sguardo a guardare le stelle sembra un po’ claustrofobico. Al di là delle ragioni addotte dai progettisti strutture del genere potrebbero essere però riconsiderate per lo sfruttamento dei fondali oceanici, ricchi di rame, ferro e litio, nonché dei noduli polimetallici, di cui i fondali oceanici sono ricchissimi e tanto ambiti alla fine del secolo scorso ma per cui l’interesse è svanito per i costi di recupero dai fondali profondi migliaia di metri.

Di certo dei sistemi robotizzati di raccolta potrebbero convogliare il materiale tramite la spirale per farlo arrivare alla superficie e nella sfera potrebbe trovare spazio la comunità di lavoratori che si occupano dell’estrazione, ben protetti dagli effetti del mare e dalle rigide temperature delle latitudini più elevate rendendo il progetto significativamente più interessante.

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